arte, calligrafia

Ink Art: passato e presente nell’Arte della cina contemporanea


Ho avuto la fortuna di vedere una mostra sull’arte cinese contemporanea al Met, dico fortuna, perch√© ¬†il rapporto che hanno i paesi dell’estremo oriente con la loro scrittura √® innegabile e affascinante, e una delle mie passioni √® proprio il rapporto (che ho) con la scrittura e¬†la calligrafia; nelle opere esposte a Ink Art¬†lo stile della scrittura e della calligrafia sono trattati in infinite maniere: trasfigurate, ripetute fino all’esasperazione, fino a saturare supporti e immagini, la scrittura viene sezionata e scomposta o vista come composizione, rielaborata e trattata come una decorazione o grafica‚Ķ arte e calligrafia (la calligrafia √® arte).
Ecco alcuni dei frammenti che ho preferito della mostra.

La ripetizione

Un¬†testo ripetuto decora, diventa un motivo, crea un pattern, poi scritto ancora e ancora si astrae fino a diventare un ricordo della scrittura, ritorna segno e finisce come un gesto¬†di colore in opere come Family Tree di Zhang Huan o in Writing the “Orchid Pavillion Preface” On Thousand Times di Qiu Zhijie

foto dell'opera Family Tree di Zhang Huan

Opera: Family Tree di Zhang Huan

 

Opera Writing the "Orchid Pavillion Preface" On Thousand Times di Qiu Zhijie

Writing the “Orchid Pavillion Preface” On Thousand Times di Qiu Zhijie

Le foto delle opere si possono vedere direttamente dal sito del Met: Family Tree¬†e¬†Writing the “Orchid Pavilion Preface” On Thousand Times

 

L’inchiostro come materia
Diventa spessore, e si rende materico negli strati in 3 opere: 100 Layers of Ink di Yang Jiechang

Inchiostro rappreso √® pi√Ļ un simbolo che traccia, della grafia rimane una enorme macchia, √® pi√Ļ il ricordo dell’inchiostro che altro, ma il tempo che rappresenta questo ricordo √® vero e pesante, monolitico.

L’inchiostro ci sembra impalpabile quasi insistente, sembra immateriale, in questi grandi pannelli prende consistenza e acquista un suo tempo, una sua et√†.

 

Ideogrammi

Character Image of Black Character Font – Wu Shanzhuan¬†sono ideogrammi cos√¨ grandi da apparire come¬†un’opera grafica, un gesto forte che riassume una potenza fisica, quella che serve per tracciare una pennellata enorme, c’√® peso e¬†velocit√†, mi √® venuto in mente Yasaburo un saggio dell’arte calligrafica citato in Hagakure (testo giapponese):

Si dovrebbe scrivere con caratteri sufficientemente larghi da riempire la pagina con un solo ideogramma, e con abbastanza vigore per strapparla. L’abilit√†¬†nella calligrafia dipende dallo spirito con i quali viene praticata.

 

Ideogrammi come un alfabeto
Il rapporto occidentale con la scrittura √® mediato dall’alfabeto, ma in oriente non √® cos√¨, l’opera di Xu Bing¬†√® una trasformazione delle parti degli ideogrammi in lettere, in modo tale che un ideogramma diventa¬†la composizione di una parola occidentale.

l’immagine di¬†una¬†tavola di¬†An Introduction to Square Word Calligraphy,¬†l’alfabeto riscritto con uno stile di ideogrammi cinesi, da notare l’ordine in cui sono state scritte le lettere: dall’alto verso il basso.

 

image of An itroduction to square word calligraphy by Xu Bing

Xu Bing – An itroduction to square word calligraphy

Ci sono altrettante opere egualmente belle, ma come ogni mostra, il valore andrebbe apprezzato dal vivo, sono stato contento vedre una esposizione che mostra il¬†rapporto artistico cinese con il suo passato, in cui¬†inserisce nuovi elementi o destabilizza la tradizione; un atteggiamento che l’occidente ha sepolto pi√Ļ di un secolo fa,¬†senza lasciare un ponte, lasciando alle scuole il manierismo senza una riva con il presente, pochi gli istituti o gli insegnanti che traghettano gli studenti guardando l’orologio piuttosto che il calendario.
Ho visto che il passato artistico orientale può essere raccontato e rivisto non solo riscoperto, può essere riproposto o utilizzato come stile per raccontare qualcosa di attuale.
Vi auguro una esposizione altrettanto esplicita su un paese che vediamo solo dal punto di vista economico/sociale.

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generiche

un Museo [l’italia in s√©, √® roba da museo]


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Siamo due turisti a New York, dobbiamo pagare il biglietto del Met (Metropolitan Museum of Art), il ragazzo alla cassa gentilmente ci chiede: ‚Äď Quanto volete pagare? ‚ÄstCi guardiamo in faccia come per dire: “ma che domanda √®?”; il prezzo indicato √® di 25 dollari a persona‚Ķ

Il ragazzo capisce lo sguardo e prosegue, illustrandoci brevemente la policy del Met, si pu√≤ pagare quanto si pensa di dover “spendere” per la visita; ecco il primo capolavoro, e in quel momento ho pensato a bambini, pensionati, disabili, studenti, professori, appassionati e collezionisti d’arte‚Ķ in pratica se sei a New York puoi permetterti¬†di entrare praticamente quando vuoi (o puoi) in uno dei musei pi√Ļ importanti al mondo, uno dei musei pi√Ļ grandi al mondo.

Questo lo possiamo chiamare un bel gesto, civiltà o se volete welfare, in pratica una buona pratica. su questo modo di accogliere i visitatori di ogni tipo, ho letto buone notizie (non per noi italiani) in questo post di Roberta Milano: Cambiare la cultura della cultura

Se si ammira quanto c’√® di americano e non-americano al Met, come italiano non mi viene da pensare, mi viene istintivamente un dubbio, una domanda: quand’√® che abbiamo perso il senso e il gusto per tutta questa vasta enorme opera che √® l’italia e quello che possediamo? Ci siamo forse stancati di palazzi, borghi, affreschi, piazze, sculture, biblioteche, arazzi, ville, quadri, castelli, chiostri‚Ķ Ci √® forse diventato indifferente il bello, tanto siamo immersi in un continuo scorcio indimenticabile?

…

Tornati in italia, leggiamo ogni giorno discussioni sul nostro patrimonio artistico e culturale, tanto √® il bisogno di rivendicarci per quello che siamo: una delle nazioni al mondo, artisticamente pi√Ļ dense.¬†Cos√¨ mi capita di leggere anche di come gestiamo il patrimonio artistico italiano:¬†

gli incassi di tutti i musei statali italiani ammontano complessivamente a meno del 40 per cento di quelli conseguiti dal solo Metropolitan Museum

mi domando se ho il coraggio di rigirare ulteriormente il coltello nella piaga e di aggiunge che il Met è in pratica a offerta libera!

Probabilmente siamo convinti che i turisti arrivino per vedere la maestosit√† di condomini a perdita d’occhio, allora investiamo nel mattone, tra qualche secolo i giapponesi manderanno i loro droni a fotografare giusto quelli, i mattoni (anzi per dirla da romagnolo: i matoni); costruiamo un solido futuro a 4 mura, magari a ridosso di una scogliera o di un argine, se poi fatalmente ci andr√† male‚Ķ

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